Vai al contenuto principale

Ricordi di cinque anni da non dimenticare.

Contenuto in:

Qui di seguito i ricordi belli e brutti, noiosi e divertenti di cinque anni da non dimenticare, sperando, per descriverli al meglio, di non utilizzare troppe rime aspre e chiocce. (a cura dell'alunna Greta G. della classe quinta I)

5^I: SCATTO FINALE

Qui di seguito i ricordi belli e brutti, noiosi e divertenti di cinque anni da non dimenticare, sperando, per descriverli al meglio, di non utilizzare troppe rime aspre e chiocce.

Così siamo gli ultimi… ultimi “preferiti” della scuola, ultimi “ragazzi modello” del Tenca, l’ultima 5^I che sia del liceo linguistico.
Ricordiamo tutti ogni passaggio della nostra vita qui, ogni minimo secondo: da quando il primo giorno in aula magna, piccoli e spauriti, abbiamo sentito chiamare il nostro nome e ci siamo uniti ai compagni che qualcuno aveva arbitrariamente scelto per noi a quando, cinque anni dopo (o anche più) stiamo per separarci.
La vita qui non è sempre stata facile… anzi, non lo è stata per niente. Dai carabinieri armati in cui si trasformavano alcuni professori nell’aula rotonda e tutta vetri della succursale, alla trentina di esercizi di matematica da fare per il giorno dopo, quando poi ci veniva detto “Rossi, interrogata!”… oppure quando entrando in classe e vedendo tutti i banchi in fondo uniti la prof storpiava la celebre frase e diceva: “E cche so’ ste bbarricate Cotiosky?!”
Già la vita da studenti qui è molto dura, ma costellata anche di momenti fantastici: quando, tra una lezione e l’altra, entrano ed escono dalla classe le nostre ex compagne Giulia e Giada, il continuo via-vai dei bidelli con le circolari, alcuni professori che entrano in classe, si siedono e dicono “Ragazzi, fuori i libri!”, per poi sentirsi dire che “Prof, Lei non ha lezione da noi adesso”.
E’ sempre divertente ricordarsi di quando arrivava la prof e ci diceva “Su, bamboline!”, di quando in palestra la prof Michelini saltava per il campo e ci faceva i discorsi saggi insegnandoci ogni giorno di più a vivere… di quanto fosse MIRABILE la lezione su Federico Barbarossa al secondo anno, degli aneddoti su Maiky Sada e sulla scuola ebraica del prof Di Pizzo… E voi, lettori, riuscite ad immaginare come ci si senta orgogliosi quando la prof di italiano e latino vi dice “Voi m avete portato fortuna, era tanto che provavo ad avere un bambino!” (anche se in realtà voi non c’entrate un bel niente)?

Quanto tempo è passato da quando siamo arrivati qui… eppure sembra ieri che eravamo le “bambole” delle reazioni chimiche! Adesso che siamo all’ultimo anno speriamo sempre di avere un’ora buca per ripassare. Spesso e volentieri ci è capitato di andare a cercare la vice per chiedere di farci uscire prima, ma mai come quest’anno, quando ogni secondo libero ci serve per filare a casa e metterci alla scrivania, per cercare di martellarci in testa che “Dio è morto?”.
E’ difficile prestare attenzione, a volte, quando le distrazioni sono facili e i cervelli si fondono facilmente: gli aneddoti su famiglie e figli dei professori non mancano, e neanche qualche generosa sfuriata dovuta (secondo loro) non al fatto che magari abbiamo preso un po’ troppe lucciole per lanterne, ma semplicemente perché non abbiamo fatto abbastanza. I discorsi si fanno sempre più pressanti… l’ansia delle prove d’esame si fa sempre più palpabile, mentre le date del terrore (quelle delle simulazioni, soprattutto le terze prove) si avvicinano a grandi passi. Capita persino che i prof, a volte, divaghino un po’, perché forse anche loro sentono nell’aria la nostra tensione: infatti, molto spesso le conversazioni sono costellate dai “Ehm… va beh, non importa” da parte loro. Poverini, stiamo facendo impazzire anche loro!
Mmm?
Adesso non vediamo l’ora che finalmente sia tutto finito, ma poi chissà che nostalgia a ripercorrere questi familiari corridoi semplicemente come esterni, soltanto per venire a vendere i libri o salutare i professori!
Qui, ora, aspettando orari meno pesanti per studenti e professori, adempiamo al nostro difficile compito, assimilando quanto più possiamo dai nostri famosi pozzi di sapienza e dai libri non sempre facili… perché “No estamos hablando de Mickey Mouse!” e certo non ci aiuta sapere che per Hegel uomo e Dio coincidono… perché, sinceramente, a queste manie di grandezza noi studenti, nella nostra pazzia pre-esame, non ci siamo ancora arrivati.

Ed ecco che si appresta la fine dell’avventura… ora che stiamo per lasciare per sempre la scuola e ci stiamo preparando ad affrontare la vita, tentiamo di attingere quanto più possibile dalle menti dei nostri insegnanti e dai nostri libri…
Provando a capire se il nostro futuro potrà mai essere un grande “aperitivo categorico” o se ci dovremo spingere fino ad una “Grande Guerra” tra di noi, apriamo la mente alle nostre Funzioni, spingendo la nostra conoscenza dal “meno infinito” di quando abbiamo cominciato al “più infinito” delle nostre capacità.
Grazie per averci accompagnati in questo viaggio…

Ciao, Tenca…

[Creative Commons License]
I contenuti di questo sito, salvo diversa indicazione, sono rilasciati sotto una licenza [Creative Commons License].
Tutti i marchi sono proprietà dei rispettivi proprietari.